La storia di questa famiglia, ma, principalmente, delle donne di questa famiglia, migranti sempre in movimento, donne coraggiose e forti, era un romanzo già pronto, da mettere per iscritto e impaginare.

Ciò nonostante, vestire i loro panni e descrivere le loro ragioni, per me non è stato emotivamente semplice come sembrava.

Le tre protagoniste non sempre sono in fuga soltanto dalla povertà, ma spesso sono  trascinate, come canne al vento, dagli eventi della Storia e dalla loro storia personale, in viaggi ripetuti e disuguali, tormentati e, comunque, pieni di speranze.

Ho voluto costruire il romanzo in modo che  rivelasse, come in filigrana, man mano che lo si legge,  un disegno secondario che improvvisamente appare:

quello della potenza e della rabbia delle donne, capaci di gesti estremi, anche quando si assoggettano al conformismo più incatenante.

Spero di essere riuscita a fare assumere al romanzo, man mano che ci si inoltra nella lettura,  lo stile di un thriller familiare che, come una matassa che man mano si snoda intorno alla morte del fratello/figlio/nipote delle protagoniste,  riserva al lettore, alla fine, il suo vero amaro  bandolo.