di Irene Panighetti

La lingua madre e la madre terra, la donna madre e la donna figlia; ma anche le passioni, le speranze, l’emigrazione. E poi, il mare, che tutto unisce e tutto separa, fino alla morte. La morte dei sogni e delle illusioni: di riscatto, di benessere, di amore. Tutte queste tematiche sono al centro del ricordo delle tre protagoniste de “Le strade del mare”, un romanzo polifonico, costruito sul triplo binario del racconto di Cesarina, Erminia e Cosima. Nonna, figlia e nipote che ricordano la propria vita e la restituiscono in una narrazione in prima persona, che permette quindi di addentrarsi fin nei più profondi meandri dei singoli personaggi, ma che tuttavia non impedisce a chi legge di formarsi un quadro d’insieme organico: alla fine ciò che resta chiudendo l’ultima pagina di questo romanzo non è solo la singola storia delle tre protagoniste, ma anche, o, forse, soprattutto, un grande spaccato di quello che fu l’Italia migrante: donne e uomini che ai primi del Novecento lasciavano il nostro Paese per imbarcarsi sulle navi di terza classe verso la terra promessa, ieri l’America, anzi Lamerica. Oggi l’Europa, che usa il suo mare per respingere i migranti in cerca di nuovi progetti di vita.
Dove finisce il mare? Chiede una delle protagoniste mentre si trova sull’oceano, ponte tra mondi lontani, che conduce ad un altrove rifugio dalle disfatte, dalle tensioni familiari, dalla miseria, un altrove che diventa culla di nuove speranze di rinascita. Mare di passioni, tormenti e amori che scorre tra le tre donne e la loro saga familiare tra la Sicilia e il Brasile, con fughe in Norditalia dove Cosima prova a costruirsi una nuova vita, libera dai vincoli familiari e patriarcali. Attraverso un amore che un tempo era considerato fuori natura e che oggi dovrebbe essere infine riconosciuto come un amore banalmente normale, con le gioie e i dolori comuni agli amori di ogni genere. Ma “Le strade del mare” non è un romanzo sull’amore lesbico, né sul rapporto con il materno o sull’oppressione patriarcale. E’ questo ma non solo: è, principalmente, il racconto dei cambiamenti della vita, delle conclusioni tragiche e delle nuove partenze, delle rinascite sempre possibili eppure non sempre concretizzate, per lo meno non nel mondo reale: a volte le protagoniste del libro si realizzano nel ricordo o nel racconto, che diviene il luogo di catarsi e consolazione.
“Le navi sono state sempre il tratto comune fra tre donne: io, mia nonna e mia madre, in un andare e venire tra due paese, il Brasile e l’Italia, che le obbligava a lasciare dietro di loro una cultura, lingua, tradizioni, parenti e amici. Come le onde del mare, che vanno e vengono per poi ricominciare, un’atavica e inspiegabile necessità di partire da zero.” Ripartire da quel porto di incertezze incessantemente cangianti che è il proprio essere, ritrovarsi rinnovate nella familiarità di una lingua piena di doppie: “nella vita, oltre che questo mio eterno problema con le doppie, mi si ripresentano sempre questi abbandoni. E’ come se le parole volessero ancora ricordarmi, con questo abbondare di doppie, da dove vengo, dove sono cresciuta e dove sono nata”.
Leggere questo libro porta a navigare nelle tormentate acque della storia singola e di quella collettiva; incontrare Cesarina, Erminia e Cosima è un’avventura letteraria e uno stimolo alla riflessione su cosa è stata, e cosa è oggi, l’emigrazione al femminile: le donne che cambiano luoghi di vita trasformano se stesse, altri mondi, altre identità ma trovano ovunque, uguale sotto ogni cielo, la legge patriarcale che le donne possono o solo subire o rifiutare, ciascuna secondo le proprie modalità.
Le strade del mare, se si vogliono percorrere fino in fondo, non raccontano solo del passato: spalancano anzi una finestra sul presente dalla quale si vedono, non si possono non vedere, le donne e gli uomini che dai flutti del Mare Nostrum approdano sui lidi della Fortezza Europa. Se chiudendo questo libro suoneranno in chi legge le corde della com-passione, della solidarietà, dell’accoglienza e si ergerà un inno alla bellezza delle differenze, allora Cesarina, Erminia e Cosima avranno trovato un posto dove fermarsi.